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Wer erfand das roulette

Wer erfand das roulette

La traduzione è un vero alimento per un certo tipo di creatività. Ricordo che quando ho tradotto La morte della Pizia, un libricino breve, ho letto tantissimo, Graves e Kerényi per esempio, per appropriarmi di un certo linguaggio aulico, benché poi mi trovassi a fare i conti anche con una lingua sporca, rozza perfino, che fa innegabilmente parte del DNA di Dürrenmatt. Il traduttore ha questa fortuna, si immerge in più mondi, ascolta più voci, vive più vite, si dedica a studi diversi, che poi diventano patrimonio della sua vita, della sua personale cultura. In effetti la traduzione deve racchiudere qualche piacere, visto che di solito non porta né denaro né fama… R.

Effettivamente, benché ce ne siano in giro di bravissimi, i traduttori appartengono a una categoria professionale misconosciuta o comunque non sufficientemente apprezzata. Basta pensare che molti dei nostri critici letterari quando parlano a lungo di un libro per elogiarne la qualità letteraria e a tal fine magari ne citano lunghi brani , spesso si dimenticano addirittura di citare il nome del traduttore! I traduttori letterari inoltre sono mal pagati.

La verità è che il lavoro del traduttore letterario è un lavoro amatoriale, come del resto anche quello dello scrittore: Quali sono le traduzioni a cui è più affezionata? Molti editori hanno alle spalle almeno qualche piccola esperienza di traduzione. Molti ma non tutti. Diciamo che alcuni editori e molti editor e funzionari importanti si sono cimentati con questo lavoro.

Secondo me il discorso è molto semplice: Chi poi diventa editore, è perché ci si appassiona vieppiù. Chi non ha mai fatto o apprezzato fino in fondo questo lavoro ha indifferenza verso le traduzioni e tale indifferenza dà luogo a pessime edizioni. In che modo deve intervenire un redattore su una traduzione? Tanto per cominciare, un revisore di traduzioni deve essere lui stesso un buon traduttore. E poi è importante che i traduttori accettino di sottoporsi a prove. È importante che ci si parli, ci si capisca. Quando poi il revisore si trova davanti la traduzione pronta, deve mettere a disposizione di quel testo tutta la propria competenza e, perché no, tutta la propria creatività.

Forse io, revisore, avrei reso diversamente quella parola o quella pagina, ma se individuo nella pagina del traduttore coerenza, sensibilità, sensatezza, devo essere capace di fare un passo indietro. Il lavoro del revisore è particolarmente delicato e difficile e non certo esente da frustrazioni perché egli è tenuto a una doppia oblatività, e cioè al rispetto sia per la voce dello scrittore sia per quella del traduttore: Un buon revisore si mette al servizio di queste due voci, in un lavoro ancora più oscuro di Talvolta i rapporti fra redattore e traduttore tendono al conflitto. Il traduttore lavora spesso in condizioni non esenti da una certa frustrazione: A proposito di premi… Lei ha raccolto moltissimi riconoscimenti.

Nel ha ottenuto il Premio Goethe per le sue traduzioni di Freud e per i saggi di Elias Canetti contenuti nel volume La coscienza delle parole; nel , il Premio Monselice per Una scrittura femminile azzurro pallido di Franz Werfel e Il nipote di Wittgenstein di Thomas Bernhard; nel , il Premio Grinzane Cavour e, nel , il Premio nazionale per la traduzione del Ministero per i beni culturali e ambientali.

La sua autorevolezza in materia è fuori discussione. Posso chiederle quindi come si deve tradurre? Non so rispondere a questa domanda. Le dico solo che, per È un percorso da montagne russe: È un percorso di estrema oblatività a cui fa seguito uno scatto di orgoglio creativo. Ci vuole anche, ovviamente, una grande acribia, e conoscenza, e competenza, e, quando è il caso, cultura specifica; aiuta molto in questo lavoro la curiosità intellettuale, e perfino la disponibilità affettiva, verso mondi ed esperienze diversi dai nostri, e la consapevolezza che il dilettantismo intellettuale è un atteggiamento nobile e divertente che aiuta ad affrontare il mondo e a compensarci della nostra pochezza.

Crede che si possa insegnare a tradurre? E naturalmente anche i trucchi del mestiere. Faccio un esempio: E ammesso che il talento non manchi, come si impara a tradurre? Traducendo e lavorando su autori diversi, rivedendosi e confrontandosi con chi ha più esperienza. Che tipo di esperienza è stata? In fondo ho fatto critica letteraria. Due romanzi su tre acquistati dagli italiani sono traduzioni, si tratta quindi di un fenomeno importante.

Ritiene che il livello medio delle traduzioni sia soddisfacente? Come si potrebbe porvi riparo? No, ritengo che il livello medio delle traduzioni non sia del tutto soddisfacente. Il problema è che in Italia si legge poco, gli editori di cultura hanno profitti modesti e non possono permettersi di pagare di più i loro collaboratori. In Olanda e in Germania, dove si legge molto, i traduttori sono trattati meglio. Peccato che non tutti gli editori siano stati traduttori. Darebbero più importanza a questo bellissimo mestiere, investirebbero di più nelle traduzioni, e i traduttori, vivendo in condizioni meno grame, lavorerebbero meglio.

La mia nuova traduzione di Sein und Zeit — premeditata dagli anni settanta — fu proposta a Mario Spagnol Longanesi, via Salvini 3, Milano con lettera del 27 ottobre Alle sue spalle una porta. Con qualche esitazione e con qualche problema di orientamento cominciai a percorrere la diagonale. Scenario 1 burocratico: Spagnol, presumibilmente occupato nello studio alle sue spalle. Scenario 2 opera buffa: Ero in trappola: Era chiaro che la sedia che cominciavo a scorgere sullo spigolo destro della enorme scrivania era destinata a me.

In realtà: Poi mi sedetti e notai che 1. Chissà quale dei due mi aveva invitato. Nei mesi successivi alla firma del contratto, i miei rapporti con Mario Spagnol furono segnati da un feeling non favorevole: E pubblicata nella gloriosa collana P. In altre occasioni avevo notato che lo citava come si cita un poeta e ne distillava con aria ispirata le formule. Alle origini della filosofia contemporanea: Qualche importante consigliori, non ben sicuro a quale metà appartenesse, doveva essere intervenuto a sconsigliare inopportuni cambiamenti. Poco rassicurante, in verità, date le circostanze. Ma il fascino di ogni narrazione non sta forse, più che nella completezza della documentazione, nel raccontare agli altri proprio quello che non hai capito tu?

In quella stanzetta di plastica di corso Italia 13, abbiamo tolle Russo un deferente ricordo. Questo, io penso talora, è il massimo di moralità quotidiana ammesso in una società materialista clerico-fascista e clerico-comunista come la nostra. Dopo una trentina di pagine, più nulla. Sullo sfondo emergeva in tutta la sua potenza la verità della pura forma: Era nostra intenzione pubblicare una nuova versione italiana di Sein und Zeit non solo filologicamente più accurata della precedente, ma anche più consona al registro proprio della nostra lingua. Giuseppe Russo Alla quale lettera io risposi, proseguendo nella mia honesta finzione, con la seguente trattazione: Pavia, 12 febbraio Egregio dr.

Ho preso in attenta considerazione quelle che riguardano la terminologia di Heidegger e ho spesso riconosciuto in esse le osservazioni e le domande da Lei fattemi nei nostri due lunghi colloqui, avvenuti nei mesi di settembre e ottobre nella sede della Casa editrice. Per tradurre Heidegger adeguatamente i giapponesi devono studiare la filosofia occidentale, o se si preferisce, essi devono rendersi conto di tradurre un testo che non parla di. SuZ, nota p. Anche qui, non è difficile notare come una traduzione filosofica giusta presupponga uno studio sufficiente della filosofia. Sarà scandaloso che circoli in Francia la traduzione pirata di Emmanuel Martineau, ma lo è anche di più e mi viene in mente il giudizio di Arthur Schopenhauer sul conformismo retorico delle scuole francesi che non si trovi un francese disposto a parlarne: Solo i poeti francesi, ancora una volta, possono liberarsi e liberare i francesi da quelle catene senza romperle, perché solo la poesia che se ne frega!

Fenomeno sulla cui genesi il romanticismo linguistico di Herder, Fr. Schlegel e di W. Qui il supporto materiale stesso ha sempre o per lo più uno spessore già culturale e storico. Esattamente nello stesso modo, mutatis mutandis, Heidegger legge i poeti: Quello che Lutero ha fatto con la Bibbia: Se metto tra virgolette Vezin proclama queste sue verità in un articolo parallelo in tre lingue. Circa la vitalità delle lingue europee, io la penso in modo opposto: Vedi infatti: Heidegger vuol solo imparare a leggere. Heidegger non pretende infatti, come il filosofo volgare, di sparare in faccia al prossimo: Heidegger è un filosofo analitico e indiretto, che opera sugli istituti linguistici.

La versione di Chiodi, mi spiace dirlo, non è soltanto vecchia, ma anche incompetente. La grandezza di questo pensatore sta in una cosa semplice: Si tratta solo di prenderlo: Dilthey, Per la fondazione delle scienze dello spirito presso FrancoAngeli, Milano []. Spero non si sia fatto male cadendo! In effetti, la frase tedesco p. Ma dopo aver scoperto: Infatti, non la lingua tedesca è schwer, ma il pensiero di alcuni tedeschi. Gli diremo forse: Metodologicamente, mai e poi mai avrei lasciato per ultima la prima e solo in ultima istanza ho sacrificato la seconda alla terza! Salvo, naturalmente trovare, sotto un apparente calo di stile, un banale errore di fatto!

Osano parlarne liberamente, almeno nelle università, solo coloro che hanno vinto la guerra: Conosciuti i fatti, la squisita signora Marlene mi disse che, se non era stata ancora pubblicata, ebbene, adesso era ora di farlo, e se Longanesi non la voleva trovassi pure un altro editore italiano: Mario Giacomini. Ecco la lettera con la quale comunicavo al dr. Ferrari la mia scoperta. Pavia, 11 ottobre Caro Gian Arturo, […] oggi ti invito, dopo la scomparsa del grande Mario Spagnol, a riconsiderare la tua vecchia proposta per me sempre attuale di richiedere i diritti alla Niemeyer Tubinga per una nuova traduzione di Sein und Zeit.

Non mi dicesti forse due o tre anni fa: Mi ha risposto: Solo nella conquistata possibilità di pensare, miti muoiono e altri ne nascono, nuovi e La nuova traduzione non è ancora uscita? Un misto di buon senso turco, anglosassone e tedesco. È interessante al proposito la reazione del mio vecchio amico e commilitone prof. Friedrich-Wilhelm von Herrmann, procura Zeit sarebbe certo un enorme successo di vendite! Ed ecco che la mia perfidia nei suoi riguardi si spinge ora fino Impossibile non osservare che, impolitico come Heidegger, anche v.

Il parere del dr. Klostermann è sempre importante perché il dr. Hermann Heidegger ascolta anche quello. Con affetto dal tuo agente segreto, Alfredo Marini IV. E invece sembra essere solo la penultima. Consegnata e chiusa il 22 dicembre essa esce nelle librerie dopo due mesi, ai primi di marzo. Pochi giorni dopo un lettore a me personalmente sconosciuto, il signor Carlo Saviani traduttore delle Reden di Heidegger, GA 16, per il melangolo mi manda una mail: Gli rispondo: Saviani, La ringrazio per la Sua premura: Insospettito apro a casaccio e trovo: Troppo onore!

E pure a casaccio. Per me Chiodi è culturalmente liquidato e si liquida da sé nel perdurante disagio dei suoi lettori: La cosa più spiritosa che so dire in proposito è che la via allo studio che è la via al superamento di questo filosofo, in Italia e in buona parte Il mio sentimento è di sorpresa e incredulità. Il loro commento costituirebbe una sagra della comunicazione culturale italiana degna di Bouvard e Pécuchet.

Ma non come se niente fosse. La situazione è di facile lettura: Eppure, in senso largo, non ha tradotto poco, anzi: Per il momento, teniamoci alla rozza distinzione fra il tradur-. Heidegger, Essere e tempo , a cura di A. Marini con testo tedesco a fronte, Mondadori, Milano Biemel, , trad. Sandrin e U. Ugazio, Mursia, Milano , pp. Ivi, p. Volpi, Adelphi, Milano , p. Heidegger, Essere e tempo, cit. A questo punto, la tesi problematica che si potrebbe avanzare è la seguente: In altri termini, e con uno sguardo alla tesi di Heidegger sul rapporto tra interpretazione e traduzione: A vari livelli e per diversi motivi. A un primo livello, quello forse più generale, perché la traduzione di Marini presenta, dato 6.

Torna poi a complicarsi a un secondo livello — e qui si entra nello specifico delle varie soggettività coinvolte — per coloro i quali hanno studiato sul la traduzione di Chiodi, magari senza originale tedesco sottomano, e che non avranno vita facile a ritrovare il sapore di quella lettura in questa. Che è 7. In tutta questa faccenda mi sembra comunque implicita una cosa: E anche a questo proposito, relativamente cioè a un primo abbozzo di analisi comparativa dei due lavori, alcune precisazioni devono essere fatte.

Inoltre, sarà anche banale dirlo, ma essendo due traduzioni filosofiche si tratta pur sempre e preliminarmente tanto per non smentire Heidegger di interpretazioni; e la rilevanza della prestazione interpretativa, in entrambi i casi, è sicuramente assai grande e ponderosa. Basterebbe dedicare un rapido sguardo alle poche righe di presentazione di Volpi per capire quale possa essere la posta in gioco di questo tradurre, al di là, voglio dire, delle differenze tecniche o di base: Ma almeno, forse, qualcosa in merito è stato sollevato e minimamente configurato. Da una parte è relativamente facile, 8. Heidegger, Essere e tempo , a cura di F.

Volpi sulla versione di P. Chiodi, Longanesi, Milano , p. È chiaro che a questo punto la distinzione stessa tra interpretare e tradurre tende inevitabilmente ad assumere altri profili. E insomma, giusto per togliersi dalla tentazione di sfiorare, anche solo lontanamente, la benché minima soluzione, si potrebbe mettere la cosa nei termini di una sorta di parafrasi di un famoso testo di Nietzsche. Quello nel quale si dice che, se non si vuole perire, è necessario continuare a sognare pur sapendo che si sta sognando.

Affinché insomma il desiderio di interpretazione sia in qualche modo lasciato essere. Con leggero accento di rimprovero le parole mi furono rivolte dal direttore commerciale di una media casa editrice italiana. Cosa avevo combinato? Nulla di particolarmente trasgressivo o rivoluzionario. Proposi poi il manoscritto ad alcuni editori.

La maggior parte di loro non mi rispose. Uno si prese la briga di comunicarmi la risposta di un suo lettore, che apprezzava il testo e ne denunciava alcuni ragionevoli limiti, ma non ne fece nulla. Le parole riferite furono pronunciate nel gran teatro del Salone del libro di Torino dove mi ero recato in pellegrinaggio per tentare di piazzare il mio libretto. Semplice, forse troppo semplice. Il luogo comune ignora che un Bettelheim non si riconosceva nelle traduzioni inglesi della Standard Edition di testi freudiani, che aveva letto da giovane — si potrebbe dire — statu nascenti. Personalmente sono poco incline a sottoscrivere ipotesi paranoiche di tipo persecutorio. Non esiste nessuno che perseguiti il povero dottor Sciacchitano, frustrando i suoi sforzi culturali.

Anche se, nel caso, le cose sembravano andare proprio come aveva profetizzato quel simpatico direttore. Per chi e per che cosa dovevo sbattermi tanto? Da tempo avevo rinfocolato quel poco di tedesco che avevo imparato da piccolo alla scuola tedesca di via Boscovich a Milano, e leggevo ormai Freud in originale. Mi bastava e avanzava. Particolare curioso, forse illustrativo. Al più, quando in pubblico citavo Freud dal testo originale, mi gratificavano con impercettibili ma diffusi risolini.

Volevano inequivocabilmente dire: Poveri, li capisco. Erano ABF, analisti-ben-formati. Avevano speso decenni di formazione con notevoli oneri anche finanziari. Ormai per loro Freud era quel che gli avevano picchiato in testa le rispettive scuole di formazione. Non avevano la minima intenzione di fare la fatica di disimpararlo, seguendo le opinabili correzioni di un dilettante di tedesco. Dovevo convincermi. In dieci anni ricevetti una sola richiesta di controllo del testo di Freud. Si trattava della parola, veramente difficile da tradurre in italiano, Urteilsverwerfung, che compare nello scritto metapsicologico sulla rimozione.

Decisamente poco. Tutto finito, allora? Per esempio, setzen auf Rot, significa puntare sul rosso alla roulette. Come era prevedibile, ho avuto modo di controllare altre traduzioni di testi tedeschi, scientifici, letterari, filosofici e altro. Ho constatato strafalcioni della stessa gravità di quelli ricorrenti nelle OSF. Inutile fare il Besserwisser, che corregge gli errori del mondo. Perché questa scelta? Non è giustificata solo dal mio interesse professionale. I testi analitici sono interessanti, non tanto per i contenuti, per lo più stranoti, ma per la forma. A tutti gli effetti la prosa di Freud è quella del narratore. La ragione è che il testo scientifico non è metaforico ma metonimico.

La sua scrittura è retta da leggi di concatenazione lineare dei termini. Non rappresentano difficoltà neppure i termini tecnici. Una buona traduzione scientifica prevede, almeno potenzialmente, un glossario che determini in modo univoco il significato dei termini tecnici. Fa ruotare il suo saggio intorno alla problematica che essa pone. La traduzione di un testo letterario o filosofico non si fa da testo a testo, ma — è la tesi tipica di Benjamin — da lingua a lingua.

Essendo commutatori di significato, che a sua volta dipende dalla lingua in toto, le metafore funzionano diversamente da lingua a lingua. Va reinventata. Per tradurre un testo letterario bisognerebbe procedere come usava Freud. Il traduttore legge una pagina. Poi chiude il libro. Infine riscrive la pagina nella propria lingua come se fosse il nuovo autore del testo. In realtà, secondo Benjamin, non si tradurrebbe neppure da lingua a lingua ma da una lingua a una terza lingua più pura — la lingua della verità — dove la lingua di arrivo mette in risonanza Widerhall la lingua di partenza. Chi mai trovasse o abbia trovato questa traduzione freudiana è gentilmente pregato di segnalarmelo.

Per strana analogia vengono in mente a questo proposito i tre momenti del tempo logico di Lacan: Forse non è un caso. Un testo analitico è intraducibile da testo a testo. Qualcuno potrebbe precipitarsi a concludere che i testi analitici sono intraducibili alla lettera, perché non sono scientifici. Sarebbe una conclusione affrettata, perché manca la controprova. Infatti, credo di non sbagliare affermando che non abbiamo esempi di traduzioni letterarie di Freud, cioè da lingua a lingua nel senso di Benjamin.

Non ne è un esempio neppure la recente 8. Per il commentaire littéral de Freud cfr. Lacan, Écrits, Seuil, Paris , p. Benjamin, Die Aufgabe des Übersetzers, cit. Quel che abbiamo di fronte sono solo esempi di traduzione dottrinaria. Sono traduzioni pesantemente ideologiche. Potrei sostenere la mia tesi con considerazioni di contenuto. Potrei poi passare a valutazioni meno contenutistiche sullo stile e la retorica della traduzione.

Che è una traduzione professorale, polverosa, pretenziosa. La sua pretesa è di adeguarsi al modello del trattato scientifico. Quantitativamente parlando, allunga il brodo di almeno un dieci per cento. Si potevano tradurre le Gesammelte Werke con un volume in meno. Fanno eccezione, come dicevo in nota, i grandi saggi metapsicologici dove si avverte un Freud stilisticamente più affaticato.

Credo che la scelta di uno stile dottrinario abbia arrecato più danno al freudismo degli errori di traduzione dei singoli termini: Lo stile dottrinario inevitabilmente induce uno stile di pensiero conformista e non innovativo. Il tempo è galantuomo, si dice. In questo caso dice la verità. Più durature di loro sono solo le bolle papali. La scienza si corregge e cambia nel tempo. La teoria darwiniana non si formula più come a metà del secolo scorso. La dottrina, anche quella psicanalitica, invece, è eterna, non cambia, ergo… Ergo non bisogna criticare, forse neppure riformare, le traduzioni di Freud esistenti.

Bisogna lasciarle al loro destino. Che è segnato, essendo quello di ogni catechismo: Personalmente nessuna delle due alternative, che mi sembrano entrambe religiose, mi attrae. Bisogna avere il coraggio di dire e dimostrare quel che la psicanalisi è: Chi mi legge conosce la mia scelta. La decisione va presa subito. La psicanalisi è una pratica di scrittura.

Per esistere non le serve altro che scriversi. Il riferimento non è logocentrico. Sono prodotti di scrittura sia il silenzio sia la cancellazione della traccia scritta — come ha insegnato Derrida. Ma è scrittura il legame sociale stesso, quello per esempio che si scrive con il voto alle elezioni. Prima che su carta dovevo inscrivere il mio testo nel tessuto sociale del transfert collettivo verso la psicanalisi, innanzitutto nel transfert dei giovani.

Le istituzioni classiche della psicanalisi lo sanno bene e meglio di me. Sono tutte pratiche di conformazione, per non dire di conformismo, affatto esterne al vero sapere psicanalitico, quello che sa ridurre il dolore psichico. Allora, se la psicanalisi è scrittura,13 è tutto chiaro. La tesi è autenticamente freudiana.

Nel capitolo VII della Traumdeutung Freud disegna un modello di apparato psichico come scrittura polistratificata. Per produrre nuove traduzioni di Freud non resta che inventare nuovi legami sociali, alternativi a quelli istituzionali. E non penso, come il mio direttore editoriale, a qualche lobby. Non parlo di istituire una qualsiasi contro-lobby. Ho in mente la trama del tessuto sociale che alimenta la pratica psicanalitica autentica, quella sorta di divenire epistemico che, come il fiume eracliteo, bagna le istituzioni analitiche e a cui esse si abbeverano prosciugandolo e a volte inquinandolo.

Confido in un evento che prima o poi si verificherà. Prima o poi alcuni giovani scienziati, indipendentemente dal campo in cui operano — saranno fisici, chimici, biologi, matematici, psicologi o sociologi — si accorgeranno di Freud. A questo proposito Freud parlerebbe di fattore economico o quantitativo. Sul punto non posso dilungarmi qui. E cominceranno a praticarla, cioè a scriverla, senza necessariamente passare per i riti di indottrinamento di questa o quella istituzione, di questa o quella scuola. Ma lo schematismo istituzionale non sa nulla di procedure scientifiche.

Il riferimento è alla famigerata passe, inventata da Lacan nella sua scuola: I riti conseguono alla struttura, non la fondano. Tertium datur? Forse, ma si dà per una porta stretta. Note sul legame sociale epistemico, in M. Lodovichi e A. Freud avrebbe parlato di Kulturarbeit. Addirittura e paradossalmente non vi sarebbero testi da tradurre.

Diventando epistemica, la funzione del tempo si soggettivizzerebbe. Perdendo le caratteristiche di tempo cronometrico e spazializzato di marca positivistica, sarebbe il tempo stesso a inaugurare per il soggetto uno spazio epistemico nuovo, chiaro e distinto. Conscio, Preconscio e Inconscio, i cui termini estremi restano indefiniti. La psicanalisi funzionerà come tutte le altre scienze, senza maestri, veri o supposti. E come nelle scienze, anche nella psicanalisi non ci sarà problema di traduzione. O meglio, essendo scomparsi i testi dottrinari, ci sarà il normale problema di traduzione di testi scientifici, letterari e filosofici, eventualmente corretti e rivisti.

Nuovo e antico, cioè cartesiano. La quale propone una concezione di falso, non come contrario del vero, ma come sapere imperfettamente saputo. La nozione di insieme è indefinibile, pena incorrere in antinomie. Ma la nozione di insieme è feconda di teorie. Paulo Barone. Michele Ranchetti. Wittgenstein, Celan, Freud, Rilke. Non credo, o almeno, non lo so. Questa avvertenza vale anche per la critica letteraria. È molto ben detto, ma per me sin troppo. Per me, il tutto è più semplice, o diciamo, meno consapevole. Preferirei ricordarmi il significato della parola tradurre: Mi viene anche in mente che quando si dovrà pesare un oggetto qualsiasi si dovrà sottrarre la tara. Uso a proposito figure rozze, e materiali, perché continuo a imbattermi in traduttori e critici che invece di contemplare i bronzi di Riace restituiti alla loro forma originaria, rimpiangono tutte le incrostazioni alghe, conchiglie, coralli ecc.

Ne riassumo brevemente i contorni. Le traduzioni diverse di alcuni termini, non necessarie, forse, ma certo non scandalose e insensate, volevano anche essere un piccolo contributo alla verità elementare che i termini adottati in ogni versione sono termini provvisori, passibili di sostituzione e Questo rischio di intoccabilità ha riguardato anche Freud, rimasto fisso nella sua opera omnia alla cui costruzione in lingua italiana non è intervenuto nessuno, davvero nessuno, della Società psicanalitica italiana che ora ritiene quella versione sua proprietà e suo bene inalienabile.

I primi due volumi sono stati accolti dalla stampa come offese alla divinità quale si era palesata in alcuni termini: Affekt, Verdrängung ecc. Ma di questi materiali nessuno si è accorto, preferendo accanirsi su alcuni reali errori di stampa e su alcune traduzioni discutibili. Mi sono chiesto se la violenta ostilità con cui è stata accolta la nuova iniziativa dipendesse dalle varianti nella traduzione, e come mai questa ostilità ricevesse un simile consenso. Era, è una questione di traduzione? Davvero ne dubito. Del resto, la stessa concezione di opera omnia è, secondo me, un assurdo o almeno una cattiva abitudine che favorisce la costruzione di monumenti ad autori defunti o prossimi a morire, dato che un bel monumento alla memoria, stavo per dire un bel meridiano, non si nega a nessuno.

Sa anche che il suo tentativo, sempre destinato a fallire, è storico, ossia è connesso al suo tempo, al tempo della sua presenza al mondo che è, comunque, breve. Nessuna traduzione sfugge alla storia, che è anche storia della lingua. Ogni classico esige di venire ritradotto, se lo si vuole leggere e capire. Non so bene perché, ma mi vengono in mente coloro che si lamentavano a Cana che il vino fosse di qualità scadente o in altra occasione che il pesce non fosse fresco: Non credo, poi, rispondendo a una sua riflessione intelligente, che il pensiero psicanalitico sopravviva ormai fuori di sé.

Certo, non sopravvive nella posta del cuore e degli affanni, in cui si cimentano molti psicologi di successo pronti a ricondurre in un sufficiente equilibrio di sopravvivenza aziendale i loro pazienti epistolari, e neppure nelle enciclopedie del sapere psicanalitico. Continuo a credere e a desiderare che la grande interrogazione conoscitiva di Freud e dei suoi confratelli sia ancora necessaria, o, meglio, abbia ancora un senso, e questo senso sia presente e rintracciabile nella storia della psicanalisi, che è anche una storia interrotta, più che esaurita.

Credo, infatti, che si debba restituire alle traduzioni il loro compito, che è quello di consentire, a chi non possa leggere i testi nella loro lingua originale, la possibilità di leggerli: Ma non di più. Quel lupo è diventato un animale domestico portato a passeggio nelle redazioni dei rotocalchi. Ma non si tratta di questo. Come e quanto possono disseminarsi i compiti del traduttore? Chi vi è implicato? Quando cominciamo a tradurre? Si tramandano leggende su una Olivetti lettera 22, con su un foglio di una traduzione di Husserl, rotolata giù e disperatamente inseguita per la collina torinese.

Un lavoro dunque consapevolmente fatto per motivi diversi da quelli di una. Si trattava piuttosto di un esercizio — di lingua e di pensiero — che non aveva, almeno nelle intenzioni, niente di dilettantesco, essendo accompagnato da un senso di necessità. Il traduttore per caso, infatti, non è colui o colei che traduce per uso o piacere privato un testo: Se non cede, forse incontrerà per la prima volta il suo autore e il suo testo, come in gran parte ignoto, intraducibile, ma in fondo nato a nuova vita. Un ri-fare, ri-petere a cui corrisponde una partecipazione e una condivisione emotiva e cognitiva di tipo molto particolare. Il lavoro del traduttore non produce dunque né opera, né risultati, la sua qualità sta esclusivamente nella sua attuazione, nel suo farsi.

Questi termini non alludono Il mio sguardo vagava su quelle parole strane senza sapere dove posarsi. Da Lettere a una professoressa, della Scuola di Barbiana Ha accertato to assess il tempo che hanno passato in una formazione a tempo pieno e il tipo di lavoro che hanno fatto fino al momento in cui sono andati in pensione. I ricercatori non hanno fatto alcuna connessione tra l'inizio della the onset of: Ma hanno trovato che ogni anno passato in più al lavoro era associato a un ritardo di sei settimane dell'Alzheimer.

Dicono che questo mostra il valore di mantenere l'attività celebrale con il lavoro. Comunque si dice che molta più ricerca é necessaria per capire come ritardare o prevenire la demenza senile. EN , Scienza. Perdite record di BA. Ci si aspettava che i conti the figures: Sono anche in netto contrasto con il rendimento performance dello scorso anno quando ha realizzato un profitto di più di un miliardo di dollari. La compagnia aerea incolpa to blame due fattori: I commenti del capo esecutivo di BA, Willie Walsh, sono persino più sinistri.

Dice che si tratta del più aspro harsh ambiente commerciale che la ditta ha mai affrontato e non vende alcun motivo per cui le cose debbano migliorare nel prossimo futuro. Pubblicato domenica, maggio 24, Corvi per la regina. Il mastro reale dei corvi Coyle e uno dei suoi animali. Si chiamano, ad esempio, Thor, Erin e Merlin - e sono corvi. Secondo la leggenda der Sage nach il regno inglese cadrà stürzen, stürzte, gestürzt quando abbandoneranno la Torre di Londra. Un mastro dei corvi si occupa degli uccelli nella Torre. Sul prato der Rasen, — davanti a lui ci sono nove grossi uccelli neri.

Mi stupisce molto la loro intelligenza", dice Coyle, che é da 25 anni al servizio della regina. Ma per Coyle i corvi non sono solo intelligenti, ma anche belli. Le loro penne splendono schimmern, schimmerte, geschimmert in molti colori diversi. Alcuni turisti guardano a distanza di sicurezza una grossa, bianca torre di pietra, la "White Tower". Secondo la leggenda la torre crollerà einstürzen, einstürzte, eingestürzt quando tutti i corvi se ne voleranno via wegfliegen, wegflog, weggeflogen. Anche il regno inglese non esisterà più. Il mastro ha molto da fare tut einiges perché i corvi restino nella torre: Ogni due giorni c'é un uovo sodo e in inverno il cibo preferito dei corvi: Eppure talvolta alcuni corvi se ne volano via senza permesso die Erlaubnis, -se.

A volte danno anche le dimissioni senza preavviso fristlos entlassen. Ad esempio etwa quando sviluppano un grande interesse per le antenne televisive die Fernsehantenne, —n , come il corvo George. Per quando andrà in pensione, Derrick Coyle vuole portare con sè uno dei suoi corvi, se fosse possibile. Pubblicato sabato, maggio 23, Chi é alto guadagna di più. In breve The long and short of [a story] questa notizia australiana dice che i lavoratori alti guadagnano significamene di più delle loro controparti counterpart di altezza ridotta vertically challenged. Un uomo alto sei piedi in metri: I ricercatori hanno trovato che ci sarebbero ragioni pratiche perché la differenza di altezza viene tradotta in una differenza di paga.

Chi é alto potrebbe talvolta essere più adatto a compiere certi specifici compiti fisici, come raggiungere alti scaffali. Lo studio della Università Statale Australiana ha trovato anche che i lavoratori più magri tendono ad avere uno stipendio più leggero tend to get slimmer pay packet. Molti morti in un incidente aereo in Indonesia. Testimonianze oculari eyewitness report descrivono una grande esplosione prima che l'aereo raggiungesse la pista di atterraggio runway. Un portavoce dell'esercito ha detto che l'aereo s'é schiantato to smash contro case del posto prima di scivolare senza controllo fermandosi skidding to a halt in un adiacente campo e andare in fiamme burst into flames.

L'aereo é stato quasi completamente distrutto nell'incidente - i rottami wreckage [uncontable] sono sparsi to strew, strewed, strewn tra i campi di riso d'un verde brillante di Java Orientale; la sua coda é la sola parte rimasta intatta. Squadre di salvataggio hanno estratto i morti e i feriti dai rottami debris [uncontable] fumanti. L'aereo stava portando personale militare e le loro famiglie - tra cui 10 bambini.

Non é ancora chiaro il perché l'aereo si sia schiantato. L'esercito dice che il tempo e le condizioni di atterraggio erano buone, e che l'aereo stesso era in buone condizioni. La l'aviazione ha protestato a lungo per non avere fondi a sufficienza to be underfunded e per la mancanza di pezzi di ricambio dovuta alle sanzioni militari americane a lungo termine che sono state recentemente tolte.

Alex Djondo insegna il tedesco alla radio. Molti in Burkina Faso hanno un sogno: Imparare il tedesco é il primo passo der erste Schritt. Da cinque anni la trasmissione va in onda laufen [läufst, läuft], lief, gelaufen ogni sabato alle Il merito zu verdanken é dell'insegnante di tedesco, giornalista e conduttore der Moderator, -en Alex Djondo. La trasmissione di Alex ha come riferimento sich wenden, wandte, gewandt an a chi sta imparando il tedesco der Deutschlernende, -n in Burkina Faso. Al momento sono più di Quasi tutti conoscono qui Franz Beckenbauer o Jürgen Klinsmann. Gli dispiace bedauern, bedauerte, bedauert anche che in Burkina Faso si associ la Germania sopratutto con la Seconda Guerra Mondiale.

Nella sua trasmissione vuole quindi mostrare zeigen, zeigte, gezeigt l'altra faccia del Paese: Per questo invita spesso ospiti tedeschi, per esempio collaboratori allo sviluppo der Entwicklungshelfer, -. Alex stesso ha ricevuto con i suoi 17 anni una borsa di studio das Stipendium, Stipendien per la Germania. Fino ad allora il nativo gebürtig del Togo aveva sentito tutt'altro keineswegs che solo cose positive a proposito del freddo Paese nella lontana Europa. Nella sua famiglia ospitante venne accolto empfangen [empfängst, empfängt], empfing, empfangen amichevolmente, racconta: Alex, un giorno diventerai ambasciatore der Botschafter, - del Togo in Germania. E allora dovrai assolutamente venire a visitarci.

In Germania al momento derzeit ne é colpita betreffen [betriffst, betrifft], betraf, betroffen più duramente l'industria automobilistica. In Germania lavorano nell'industria automobilistica circa Producono herstellen, herstellte, hergestellt automobili. Ci sono molti famosi marchi automobilistici che vengono dalla Germania. Be', ci sono naturalmente anche un paio di Porsche, e molte altri marchi automobilistici che non vengono dalla Germania. Il maggior successo é per la Daimler e la Volkswagen. In Germania ci sono circa ungefähr 41 milioni di PKW , un acronimo per autovetture der Personenkraftwagen, - , ovvero le normali auto. Questo significa che approssimativamente un tedesco su due ha un'auto.

L'industria automobilistica ha una lunga tradizione in Germania, e questa non é una sorpresa. Perchè l'auto é stata inventata erfinden, erfand, erfunden nel da Carl Benz, un tedesco. Ci sono molti termini che voi probabilmente non conoscete. Sapete per esempio come chiamiamo un'auto scoperta? E' una cabrio das Cabrio, -s. Un auto in cui c'é posto per due persone viene chiamata da noi una due posti der Zweisitzer, -. La più nota auto tedesca in cui solo due persone possono sedere é senza dubbio wohl la Smart, una fantastica toll piccola auto! Un'auto molto amata dai tedeschi é la VW Golf.

Dalla vendita der Verkauf, Verkäufe si ottengono i documenti - il libretto di circolazione der Fahrzeugschein, -e e il certificato di proprietà der Fahrzeugbrief, -e. Ma a un'auto non é permesso immediatamente andare per strada: Per questo motivo dazu si va ad uno speciale ufficio, la motorizzazione die Zulassungsstelle. Queste sono due placche oblunghe länglich , che si montano davanti e dietro un'auto. Per mezzo di loro la macchina viene identificata erkennen, erkannte, erkannt. In Germania i numeri di targa cominciano sempre con una due o tre lettere.

Queste lettere stanno per una città o una regione. Meno lettere più grande é la città. Dopo queste lettere, sulla targa c'é una piccola riga der Strich, -e e sopra e sotto di essa si possono vedere due autoadesivi der Aufkleber, — colorati, le cosidette etichette die Plakette, -n. Queste etichette di ottengono dal TÜV.

Il TÜV é un istituto che controlla se l'auto é in ordine. Se é sicura e ben funzionante. Ogni due anni si deve portare l'auto al controllo e quindi ottenere una nuova etichetta. Ci sono due tipi di auto: Al giorno d'oggi questo sta cambiando: Ma la mia piccola auto ha ancora nach wie vor un cambio manuale. Prima di potersi sedere al volante das Steuer, — di un'auto, si deve prendere la patente. Per questo si va alla scuola guida die Fahrschule, -n. Quando cominciamo a tradurre? Si tramandano leggende su una Olivetti lettera 22, con su un foglio di una traduzione di Husserl, rotolata giù e disperatamente inseguita per la collina torinese.

Un lavoro dunque consapevolmente fatto per motivi diversi da quelli di una. Si trattava piuttosto di un esercizio — di lingua e di pensiero — che non aveva, almeno nelle intenzioni, niente di dilettantesco, essendo accompagnato da un senso di necessità. Il traduttore per caso, infatti, non è colui o colei che traduce per uso o piacere privato un testo: Se non cede, forse incontrerà per la prima volta il suo autore e il suo testo, come in gran parte ignoto, intraducibile, ma in fondo nato a nuova vita. Un ri-fare, ri-petere a cui corrisponde una partecipazione e una condivisione emotiva e cognitiva di tipo molto particolare.

Il lavoro del traduttore non produce dunque né opera, né risultati, la sua qualità sta esclusivamente nella sua attuazione, nel suo farsi. Questi termini non alludono Il mio sguardo vagava su quelle parole strane senza sapere dove posarsi. Da Lettere a una professoressa, della Scuola di Barbiana Mi sembrava fosse Cicerone. Ho cercato su Google e ho ritrovato il passaggio esatto, con più di una possibile traduzione, in alcuni dei siti che forniscono versioni e traduzioni online.

Cicerone, Tusculanae disputationes, V, Segno che continua a essere un classico. Non andavo male in latino. Bisognerebbe, forse, aggiungere: È la prima grande difficoltà di ogni versione in classe: Ho provato a chiedere ad altri traduttori in classe di ieri e di oggi. Chi non riesce a ricordare un passaggio preciso ricorda comunque la sensazione di smarrimento e di frustrazione di fronte a una o più frasi che proprio non avevano senso. Lo spaesamento prodotto dal nome proprio di un personaggio ignoto ma decisivo nelle poche righe di quella versione. La ricerca — sempre sconsi Infine la correzione.

È una pratica, questa della traduzione in classe, che continuano a sperimentare tantissimi allievi e allieve delle scuole superiori italiane. Ormai, è vero, si tratta solo di traduzioni dal latino o dal greco, perché dalla didattica delle lingue moderne inglese, francese, tedesco ecc. A saper tradurre insegnano, oggi, buona parte dei manuali scolastici di latino e greco: Insomma, quello della traduzione in classe è un mondo enorme e spesso disconosciuto: Mi chiedo: E che poi si intreccia in modi spesso interessanti con la variegata galassia degli studi inter culturali e postcoloniali: Ci viene, da questa linea di riflessioni e ricerche, un suggerimento pedagogico prezioso: La prima risposta potrebbe essere: Adamo, La traduzione come metafora concettuale, in Id.

Mentre le teorie della traduzione parlano di incertezze, pluralità, ambiguità, aporie, le tecniche della traduzione soprattutto della traduzione in classe assumono la forma di pianificazioni ben organizzate, che si preoccupano soprattutto di identificare, ordinare, gestire in modo razionale e funzionale problemi e difficoltà che sembrerebbero destinati a svanire non appena si individuino con chiarezza e precisione il predicato verbale e il soggetto.

E qui forse troviamo anche in classe, ma in negativo, alcune delle osservazioni sviluppate da chi si occupa di traduzione nei contesti postcoloniali. Discutendo da un punto di vista del Sud del mondo le riflessioni di. Benjamin, Il compito del traduttore , in Angelus Novus, trad. Solmi, Einaudi, Torino , pp. Bhabha, I luoghi della cultura , trad. Perri, Meltemi, Roma , p. Spivak, Critica della ragione postcoloniale , trad. Potremmo fermarci a questa prima risposta. Potremmo confrontare le nobili suggestioni pedagogiche che ci vengono dai translation studies con le miserie di tante traduzioni in classe.

Ma sarebbe, probabilmente, un grossolano errore di traduzione se ci limitassimo a passare in questo modo dal compito del traduttore al compito del traduttore in classe. Dovremmo invece provare a fare anche la strada contraria, la più difficile, quella che parte dalle pratiche in classe per farle echeggiare, la metafora è ancora una volta di Benjamin,6 nella foresta dei translation studies. Ci servirebbero qui delle vere e proprie etnografie di quello che accade in classe quando si traduce una versione. Non ne abbiamo, mi pare. Il gruppo A e A Materie letterarie, latino e greco mi dà delle risposte che non hanno nulla da invidiare a quanto di-.

Clifford, Strade. Viaggio e traduzione alla fine del secolo XX , trad. Lomazzi e M. Sampaolo, Bollati Boringhieri, Torino , p. Benjamin, Il compito del traduttore, cit. Ne riporto tre, relative rispettivamente al lessico, alla pratica della traduzione e al valore formativo delle lingue classiche: Lavoro svolto da: Longhino, L. Marcuz, M. Rigato, R. Vidoni, D. Corazza, G. Livan, C. Tiburzio, P.

Sono solo due esempi, ma bastano, credo, a mostrare come le pratiche effettive dei traduttori in classe possano essere il corrispettivo — altrettanto interessante e spiazzante — delle parole di Benjamin: Anzi, mentre la parola del poeta sopravvive nella sua lingua, anche la più grande delle traduzioni è destinata a entrare e a essere assorbita nello sviluppo della lingua, e a perire nel suo rinnovamento.

Per esempio per molte lezioni di italiano. Basti pensare a quanto si legge nelle ultime pagine di Lettere a una professoressa, a proposito di un compito che aveva per oggetto alcuni versi dei Sepolcri. Era vero non lo avevo studiato. Ma è una bugia. Non ha voluto far fatica per noi. Resta un fatto. Alcuni insegnanti, Derrida e Bhabha ci direbbero: Don Milani e Spivak aggiungerebbero: Lavorarci sempre, ogni volta di nuovo, è il compito in classe del traduttore. Se il nostro viaggiatore presterà attenzione a come la gente co-.

Aldo Mazza insegna Glottodidattica e Didattica linguistica integrata e pedagogia degli scambi alla Libera Università di Bolzano. Anche in questo caso, se avrà seguito le vicende politiche di questa terra, saprà spiegarsi tale fenomeno. In provincia di Bolzano il bilinguismo è un obbligo di legge per la comunicazione pubblica e un requisito indispensabile per i privati che vogliano, come si dice, stare sul mercato.

Queste particolarità — il fatto che le due lingue si intrecciano e il fatto che esse vengono continuamente tradotte — mettono in evidenza diversi fenomeni che non si ha invece occasione di osservare in quelle realtà dove di fatto prevale il monolinguismo. Traduzioni invisibili Per chiunque voglia imparare una lingua straniera, il dizionario è uno strumento indispensabile, anche se sappiamo bene che non basta conoscere il significato delle parole per capire il senso di una frase e tanto meno per produrre una frase di senso compiuto.

Tutti abbiamo fatto ricorso al dizionario per comprendere il significato di un termine sconosciuto incontrato leggendo un testo o ascoltando qualcuno parlare, ovvero quando ci siamo trovati Bisogna a questo riguardo fare i conti con un fenomeno che viene confermato da molti studenti che frequentano corsi di lingua. Il fatto interessante è che la traduzione è diventata invisibile. Il fatto che essa sia presente parifica le due lingue, realizzando il diritto dei cittadini di poter utilizzare la propria lingua, ma ha scarsi effetti sul processo di apprendimento.

Non a caso la moderna didattica delle lingue raccomanda di non tradurre i termini sconosciuti, ma di spiegarli con Chiaro il messaggio, ben definito il destinatario. Si direbbe uno slogan azzeccato, se non fosse per un piccolo-grande infortunio occorso proprio in provincia di Bolzano ai militanti del partito che hanno voluto tradurlo a uso della popolazione di madrelingua tedesca.

Dice infatti quella versione: Ecco allora che il significato dello slogan in tedesco diventa: In un luogo dove tutto va tradotto questo rischio aumenta proporzionalmente, diventando una fonte di equivoci per chi dimostra di non sapersi muovere nelle culture di cui le due lingue sono portatrici. Questi ultimi sanno bene che ogni lingua fa uso di parole specifiche, senza equivalenti in altre lingue. Come tradurre allora lo slogan pubblicitario di una nota marca di birra prodotta in provincia di Bolzano: Alla connotazione personale e affettiva di quella parola, se ne affianca infatti una apertamente collettiva e politica.

Se si vuole, un tradimento del testo originale: Traduzione spregiudicata quindi, ma a suo modo coerente ed efficace. In questo caso la versione adottata per il pubblico italiano degli istituti dice: E qui siamo davvero lontani dal richiamo del messaggio originale, che fa appello come ormai sappiamo soprattut Tradurre è anche tradire, come dicevamo. E anche qualcosa in più. Sempre ragionando sugli ultimi esempi proposti, si potrebbe ipotizzare che dietro alle scelte dei nostri traduttori si nasconda qualcosa di ancora più sottile e profondo.

Eppure nessuna di quelle possibilità è stata usata. Perché non hanno usato questi termini? La ragione deve essere cercata in un contesto extralinguistico, e cioè nelle diverse memorie collettive legate alla storia locale. Piuttosto improbabile tuttavia, perché in Austria e in Germania i telefoni pubblici funzionavano con le comuni monete. Altrimenti, di certo essi avrebbero avuto un nome per designarlo. Oltre a termini intraducibili, esistono termini che non vale la pena di tradurre. I puristi possono storcere il naso, ma resta il fatto che tali interferenze sono quanto mai indicative. È da notare che quelle dal tedesco in italiano stanno diventando sempre più frequenti in provincia di Bolzano, dove negli ultimi decenni la lingua della minoranza nazionale ha vissuto una vera e propria rinascita grazie alle specifiche norme di tutela introdotte dallo Statuto di autonomia.

Traduzioni, cultura e immagini Vi sono espressioni che diventano comprensibili solo conoscendo a fondo la realtà socioculturale da cui esse provengono. Prova ne sia un semplice esercizio proposto in corsi di formazione rivolti a insegnanti di lingua italiana e tedesca. Sono queste immagini che permettono di scoprire somiglianze e differenze tra le culture di cui le lingue sono portatrici. Anche se esse Vivere in una realtà come la nostra, dove le lingue si intrecciano, significa fare costantemente i conti anche con questo immaginario dietro alle parole, che è cosa assai più ricca e complessa della pura e semplice traduzione semantica.

Traduzioni rifiutate Per mettere in evidenza un altro effetto sorprendente del contatto tra le lingue è il caso di fare menzione di un ricordo personale che riguarda mia figlia Martina, madre tedesca e padre italiano. Aveva poco più di un anno, allora, e passava ore a giocare nel giardino di casa, dove tenevamo in un recinto alcuni conigli. Muovendo i primi passi, si dirigeva immancabilmente verso la rete. Osservava i conigli e allungava le mani per toccarli e prenderli in braccio. Fu durante uno di quei momenti che, dai suoni indistinti e affascinanti tipici della fase della lallazione, venne fuori una nuova parola, forse la prima che riguardasse il mondo esterno.

Quanto a me, ero pieno di teorie. Fu proprio quel rifiuto a provocare, in me, un effetto che definirei come un apprendimento di ritorno. È dimostrato infatti che i nuovi termini si fissano meglio nella nostra memoria quando siamo noi a scoprire il loro significato, sulla base di una perifrasi o di sinonimi o di altre forme di incoraggiamento. Quando invece ci viene suggerita bella e pronta la traduzione tendiamo a dimenticarla subito dopo averla usata. Diverso è invece il caso in cui il nostro interesse primario non è quello di apprendere, ma piuttosto quello di esprimerci — e di farlo nel modo più preciso possibile.

Per spiegarci meglio ricorreremo a un esempio che già conosciamo. Essa dice inoltre che questa immedesimazione è consapevole e cosciente, tanto da avere un nome specifico e assai ricorrente, che non ha equivalenti nella lingua italiana. Per chi si trova in questa fortunata condizione, la mancata traduzione è addirittura garanzia di una perfetta comunicazione. La cosa appare rassicurante per chi vive parlando esclusivamente una lingua. Magari, vivendo in Alto AdigeSüdtirol, ha spesso percepito come un peso o come un fastidio la sfida di confrontarsi sui due piani espressivi. Riferimenti bibliografici S. Baur, Le insidie della vicinanza, alpha beta, Merano Baur, R.

Scritti sul Sudtirolo, alpha beta, Merano Lavori in corso. Umberto Eco e Claudio Magris con i loro traduttori. Si è trattato di un secondo appuntamento un incontro analogo si è svolto nel a Trieste , quasi a voler ribadire che confronti fra autori e traduttori travalicano i confini di semplici consultazioni, volte a risolvere e dirimere questioni traduttologiche contingenti — a Pola si è discusso in primo luogo dei romanzi Alla cieca di Magris e La misteriosa fiamma della regina Loana di Eco.

Succede sovente che tali confronti suggeriscano ipotesi di lavoro più ampie, se non addirittura osservazioni teoriche sul tradurre. Che annotazioni a margine possano avere credito teorico e soluzioni, a prima vista provvisorie, statuto di scientificità, sembra essere accettato da molti addetti ai lavori, tanto più se a presiedere simili sessioni sono due protagonisti della letteratura e critica letteraria contemporanea che da anni a vario titolo si occupano di traduzioni vuoi perché traducono, vuoi — e molto più spesso — perché vengono tradotti e collaborano con i propri traduttori, vuoi, infine, perché elaborano in seguito le proprie osservazioni dando vita, in certi casi, a poderosi volumi.

Veronika Brecelj vive a Trieste, insegna nelle scuole slovene, traduce in sloveno testi filosofici e letterari. Eppure si traduce, e allora per rispondere alla domanda si potrebbe, forse, ricorrere al rigore kantiano e tentare di indirizzare il problema in questi termini: Dunque, se la questione diventa: Tradurre obbliga a scegliere, rinunciare, perdere, ma fa anche guadagnare, fa vibrare il testo di potenzialità nuove. Ogni scelta, anche la più insignificante, mette in gioco calcoli di una complessità infinita: Che il livello ritmico di un testo debba essere assolutamente preservato, sembra essere convinzione comune degli scrittori.

Per salvaguardare il ritmo, continua Eco, il traduttore E i traduttori? E, allora, prima di tradurre bisogna capire, interpretare, fare una scommessa, afferma Eco, sul senso di un testo. Un traduttore è un tuo interprete, ma un interprete di tipo particolare, che ti ha letto con attenzione spasmodica, che di solito conosce la tua opera meglio di te stesso — e che con le sue domande o le sue proposte ti convince che sovente un testo è più intelligente del suo autore, e cioè dice cose a cui tu non avevi pensato.

È difficile imbrogliare un traduttore. Non necessariamentre, replica Eco: Anzi, aggiungiamo noi, per essere ancora più rigorosi, non deve proprio modificarlo. Ma se, per ritornare alla questione dei falsi, alzando la posta, e seguendo il traduttore ungherese di Eco, Imre Barna, fossero falsi il carattere della traduzione, come pure i problemi che il traduttore abitualmente lamenta? Una traduzione non riguarda soltanto il passaggio tra due lingue, ma tra due culture, tra due enciclopedie, ribadisce la traduttrice russa delle opere di Eco, Elena Kostioukovitch.

Anche nel tradurre semplici filastrocche che compaiono nel romanzo La Ogni gesto traduttivo è allora gesto interculturale. Nelle dispute traduttologiche ricorre spesso, a tal proposito, la metafora della traduzione come viaggio: Già Goethe consigliava al traduttore di comportarsi come un viaggiatore, di adattarsi alle consuetudini di una diversa popolazione, assimilarne gli usi linguistici, la mentalità e i costumi. Secondo Eco il criterio dovrebbe essere flessibile per i testi moderni: Mantenere in tensione ambedue, suggerisce Magris: Ci sono piuttosto lealtà, onestà, rispetto, pietà. Abbiamo chiesto loro di raccontarci brevemente esperienze e problemi. È una donna a firmare. Si tratta di una lettera, e di una donna a una donna.

Madame de Maintenon scrive a Madame Brinon. Dice, insomma, questa donna, che al Re dona tutto. Sembrerebbe più conveniente scegliere la parola più comune, e insieme più generale, che porta in sé anche il senso più specifico, senza imporlo dove non emerge, o dove non funziona. Dando 1. Derrida, Donare il tempo , trad. Berto, Raffaello Cortina, Milano , p. Sicuramente questa seconda versione è più scorrevole.

È forse anche più corretta e, in un certo senso, più appropriata: Perché farli tacere? Tornando, per il momento, alla scorrevolezza, è vero che si potrebbe fare anche di meglio. Per esempio: Si tratta infatti della lettera di una donna a una donna. Le dice, in sostanza, che dà tutto al Re. Con un ultimo ritocco, si potrebbe tradurre anche la citazione iniziale.

Eppure, anche dopo una certa distanza di tempo, dopo essermi esercitata ulteriormente nella traduzione, manterrei, ancora, la scelta iniziale. Nella traduzione italiana di Donner le temps, alla fine del passo citato compare una nota: Sembrerebbe dunque che, almeno per quanto riguarda la traduzione di donner, la scelta nasca da un ripiego: E il lettore è subito avvertito che quel passo impacciato in cui si è imbattuto non è solo un problema di avvio, di adattamento; al contrario, lo 2.

Ivi, pp. Non si tratta allora più tanto di un contenuto di pensiero, ma proprio del modo in cui il testo procede, della sua scrittura. Non occorre certo essere interessati al dono per ricorrere frequentemente al termine donner. Anzi, il suo rimando alla dimensione del donare risulta quasi sempre dimenticato. Ma cosa vuol dire questo rapporto della parola con il dono?

Derrida è convinto di no: Non lo sappiamo più. Ma se ogni parola è contaminata dal dono, allora ogni volta, quando utilizziamo le parole date o donate nella nostra lingua, non sappiamo davvero quello che diciamo. Derrida, Il tempo degli addii , trad. Soresi, Mimesis, Milano Ogni volta, in una traduzione, rimangono dei nodi irrisolti, su cui si deve ritornare. Bisogna cercare di sciogliere questi nodi, di trovare una soluzione, se si vuole che il testo tradotto scorra, funzioni, parli nella nuova lingua. Si tratta, in genere, di scegliere, tra diverse possibilità, la parola più appropriata, o di ricorrere, se necessario, a un giro di parole.

Ma succede più volte che, in questo sostare sulle parole, si scopra come già nella lingua originale esse risultano meno chiare di quanto si è portati a pensare, debordano dal loro significato corrente. Spesso la loro familiarità nasconde rimandi che passano inosservati: È come se, nella parola, restasse qualcosa di eccedente rispetto al suo significato usuale, qualcosa che la sottrae a una piena comprensione: Nella familiarità della parola donner, il rimando al dono è talmente affievolito 6. Derrida, Il segreto del nome , trad. Garritano, Jaca Book, Milano La letteralità della traduzione intensifica, in questo caso, quel richiamo continuo del dono che proviene innanzitutto, in francese, dal ritmo del testo.

Quel che la traduzione non deve perdere è proprio, paradossalmente, questa intraducibilità. La scrittura di Derrida insiste volutamente su questo resto, e insieme ne è ossessionata. Tradurre Derrida significa dunque scontrarsi in primo luogo con una serie di sfide alla traduzione che derivano da una strana proprietà della lingua: Derrida svolge già, nella propria lingua, il compito del traduttore: Ogni testo è un percorso singolare, irripetibile, che procede con un passo del tutto particolare.

Accompagnare quel cammino significa necessariamente deviare rispetto a esso, sfalsarne il ritmo mentre si tenta di riprodurlo. Cosa dice quella frase? Ma cosa succede quando scriviamo parole come temps, donner, reste? Non mettiamo in gioco qualcosa che sfugge al nostro controllo e alla nostra comprensione? Non diciamo di più di quello che intendiamo dire? Come se il discorso non scorresse mai via del tutto, appena facciamo attenzione alla lettera: La frase è preceduta da due parole, scritte in corsivo, unite e separate da un trattino. Se, per figura, questi luoghi metaforici sono le lingue prese nella loro pluralità, il passe-partout permette di entrarvi e di uscirvi.

Derrida, La verità in pittura , trad. Pozzi, Newton Compton, Milano , p. Come dire della sua comunicabilità. Qui sembra che il Lo stesso scenario metterebbe in scena un altro quadro e un altro movimento di cornice, quello di una pars de costruens, con cui la decostruzione si dispiega quale discorso filosofico performativo. Ora, le parole-chiave vengono utilizzate da Derrida con lo scopo di far vedere quando e come esse non funzionano a partire dal codice in cui compaiono in quanto significative. La decostruzione rielabora le regole del funzionamento generale dei codici linguistici per evidenziare quei casi che, nella loro apparente eccezionalità, non si assoggettano al logocentrismo e alla sua economia simbolica.

Non si tratta solo di percorrere, dunque, la 2. Restituire il carattere di sogno e di fantasma al senza fondo del discorso e del testo, svelandolo al contempo come sogno o fantasma, è il compito che Derrida pare attribuire al traduttore ovvero, sempre, a se stesso. Con Benjamin, ma anche oltre lui, Derrida si assume un compito che è un rischio e un pericolo, in quanto si tratta di percorrere, traducendo, il bordo del senso. Questo pericolo da correre è la sua follia. Derrida mette alla prova alcune pagine del Mercante di Venezia di Shakespeare fornendone una traduzione che è anche un commento. Derrida avanza tre giustificazioni per la sua traduzione. Questa dimensione qui viene appunto evocata da un gusto della giustizia che si perde nella logica e nella retorica impiegate da Porzia nella sua arringa.

E perché rievocare 7. Fortleben e Überleben. E, forse, della sopravvivenza come salvezza salut. La retorica della grazia impiegata con sagacia da Porzia ha uno scopo preciso. La traduzione rilevante ci farebbe udire questo altro senso che abita il logos, istanza resistente alla sua economia e alla sua scaltrezza. Di quale singolarità si tratta, dunque? Che la parola relève cade, per la prima volta, in un discorso sul segno in Hegel e, particolare non trascurabile, quando ne va del senso di un simbolo.

Se con Hegel si attribuisce al segno il valore di piena trasparenza del senso in una veste che gli è perfettamente adeguata, allora il simbolo non è ancora segno da parte a parte, non è giunto a perfetta adeguazione a sé; piuttosto, è il nucleo germinale del segno, un segno-prima-del-segno, un non-ancora-segno che è al tempo stesso un divenire-segno. La letteralità del simbolo, nella prospettiva hegeliana, promette dunque una Vollendung che si realizza nel logos filosofico come chiusura circolare, ritorno della parola a sé nella sua piena trasparenza di senso.

Occorre che la piramide cessi di essere monumento e possa diventare libro affinché lo spirito custodito nella cripta possa liberarsi. La condanna del simbolo e, con essa, di tutte le forme di linguaggio che vi fanno ricorso come i geroglifici egizi e gli ideogrammi cinesi si rende legit Sulla funzione di pivot del passaggio compiuto da Derrida attraverso la semiologia hegeliana rimando al saggio di P.

Come a dire in una traduzione adeguata del movimento dello spirito. Oppure il limite, obliquamente, di sorpresa, riserva sempre un colpo in più al sapere filosofico? Tra queste due affermazioni, la rovina della lingua come Uno, culminante nella sua babelizzazione, sancisce anche la fine della traduzione nel suo continuo rilancio. Derrida, Timpano, in Margini della filosofia , trad. Iofrida, Einaudi, Torino , p. Derrida apparteneva ancora alla generazione di filosofi per cui il tedesco era una lingua magica, e largheggiava; mi sembra ancora di sentirlo quando leggeva: Freud, Nietzsche, Heidegger, Husserl.

Geschlecht, Nachschrift, Traumdeutung. Adorno, Minima Moralia, Suhrkamp, Frankfurt a. Solmi, Minima Moralia, introduzione di L. Ceppa, Einaudi, Torino , p. Chiaramente no. Bene, beccati questo. Facioni, Glas, Bompiani, Milano , p. Differenza, diaferenza, anche direzione si propose nel convegno a cui alludo. Blocchi di ghiaccio alla deriva nel mare, pericolosissimi per le navi, e ora sempre più numerosi a causa del riscaldamento del pianeta.

Gioco di parole intraducibile. In tedesco nel testo. Tranne che, devo confessarlo, mi sembra che non ci sia un solo filosofo, da Platone a Nietzsche, che, avendone avuta la possibilità, abbia rinunciato alle battute. Per esempio un esempio a caso? Derrida non riusciva a non ridere, e difatti si chiedeva da quale parte della Foresta Nera avesse mai incontrato una scimmia. Ma si rideva di Heidegger, non con lui. E poi ci si incominciava a preoccupare. Deuticke, Leipzig-Wien ; trad. Daniele e E.

Forse la scelta di questo termine allude alle frequentazioni freudiane di Derrida. In inglese nel testo. Equivale in buona sostanza al Witz. In castigliano nel testo. Equivale in buona sostanza al wit. In francese nel testo. Equivale in buona sostanza alla agudeza. In italiano nel testo. Entrambe in Ecce homo. Normalmente tradotto con Che cosa significa pensare. Ma è anche possibile la traduzione A cosa chiama il pensiero?.

Questa riflessione, che. Torniamo a Jacques. Dunque, il traduttore fedele alle associazioni aveva ragione di tradurre fin dove poteva, e poi di farcire di note del traduttore. Entro certi limiti, era un gioco calcolato. Al lupo! Per il contesto di questi riferimenti, e per la poetica che vi è sottesa, cfr. Ferraris, Ermeneutica di Proust, Guerini, Milano Non sfuggirà a chi legge la perniciosa tendenza dello scrivente a mettersi sullo stesso piano di Derrida, a creare parallelismi pazzeschi o comunque fuori luogo. Derrida, Des tours de Babel [glielo avevo suggerito io di tenere il francese, trattandosi di un gioco di parole intraducibile], trad.

Il testo sulla traduzione intraducibile è stato ovviamente tradotto in spagnolo, inglese, tedesco, e in molte altre lingue. È per esempio immaginabile che Goebbels avrebbe riso di Bananas? Non è chiarissimo il richiamo a quel luogo in questo contesto. Io credo che nella decostruzione non vi sia che transfert: Derrida, Memorie per Paul de Man. Derrida nasce in Algeria nel in una famiglia di origine ebraica. Nel il Decreto Crémieux concede la cittadinanza francese agli ebrei nati in Algeria. Fummo ostaggi dei francesi, permanentemente [ Berto, Raffaello Cortina, Milano , pp. Parliamo una lingua, una sola, che per essenza non ci appartiene: Molteplici pieghe sembrano annunciarsi.

Quanti gesti e movimenti questo atto richiede? Come abitare questa lingua che. La lingua non appartiene a nessuno. Certo non a chi se la vede imporre, ma nemmeno a chi se ne crede proprietario: A questo primo movimento di appropriazione, Derrida fa seguire una sorta di contro-movimento, un effetto di rivoluzione, o liberazione emancipatoria che prende la forma di una riappropriazione, un desiderio di vendetta nei confronti di questa lingua che non si ha. Come abitare allora questa lingua folle che mi fa parlare senza appartenermi? Ebbene, dice Derrida, abitandola in modo improprio. Ecco allora la piega in cui si iscrive lo snodo stesso che lega una situazione idiomatica storica e singolare quella di Derrida con una struttura a priori che tale singolarità ri-marca.

Derrida, B. Stiegler, Ecografie della televisione , trad. Piana e L. Chiesa, Raffaello Cortina, Milano , p. Ecco la sua follia: Al cuore della lingua, e della sua legge, dimora dunque una follia. E questa divisione farà ingelosire, e farà sognare e desiderare di scrivere e tradursi in esso. La lingua è attraversata da una doppia piega differenziale. Non è possibile, allora, alcun metalinguaggio: Si annuncia qualcosa dentro la lingua che appartiene al fuori. Essa non è propriamente una lingua perché non esiste, è piuttosto 9. Non se ne esce dalla lingua. Al contrario, si tratta di tradursi in essa, nello spazio disconnesso della sua non identità a sé. Piega differenziale, o différance, che ri-marca il monolinguismo a partire da una memoria immemoriale e ipermnesica di una lingua mai stata, mai stata presente, perché impresentabile.

Possiamo donarle il suo e nostro altro. Possiamo graffiarla, per questo, mostrando lo scarto e la non tenuta del suo essere presente a sé. Come la legge, come la madre, la lingua è folle. Folle di sé, della sua divisione. E la scrittura onora la linguamadre trasformandola, facendola parlare altrimenti, ovvero rimarcando in essa le pieghe della sua stessa scissione. Parlare è il continuo tradursi nella divisione della lingua sempre unica, ma mai una. Le lingue non si contano, dice Derrida. Esse sono sempre, ogni volta, più di una.

Sempre in traduzione. Paul Celan, poesia e pensiero, mette alla prova i suoi traduttori. Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar Margarete [ Celan, Sotto il tiro di presagi. Poesie inedite , trad. Ranchetti e J. Leskien, Einaudi, Torino Tutte le traduzioni da Celan presenti in queste pagine sono di chi scrive. Nato a Czernowitz in Bucovina il 23 novembre e morto suicida a Parigi intorno al 20 aprile

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Per esempio, setzen auf Rot, significa puntare sul rosso alla roulette. 94 Doch es hatte, was er erfand, der Geist aus dir geholt. Der Dichter. Arrigo Ciprianis Vater Giuseppe erfand das Car- Roulette-Tischen, dem Glücksrad und dem Restau- . sta seduta al tavolo da roulette, in un abito scuro. In linea di principio si tratta di una roulette russa." Molti di .. Perchè l'auto é stata inventata (erfinden, erfand, erfunden) nel da Carl Benz. Thai Health Stop Gambling Project: Roulette. Mohammad . haben einen langen Weg zurückgelegt, seit Charles Fey erfand die Liberty Bell Slot im Jahr Als der Mechaniker Charles Fey den ersten Spielautomaten erfand, wurde er nicht Inizia a giocare senza soldi e senza deposito con la roulette online. il pesce che vi proviene, perché sarebbe come una roulette russa gastronomica. Den Begriff "nachhaltige Fischerei" erfand man wohl, damit wir ohne. il pesce che vi proviene, perché sarebbe come una roulette russa gastronomica. Den Begriff "nachhaltige Fischerei" erfand man wohl, damit wir ohne.

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